Il mio Orientamento
Cenni storici sulla psicoterapia sistemico-relazionale
La psicoterapia sistemico-relazionale nasce negli anni ’50 con le teorie della prima e seconda cibernetica e la teoria dei sistemi messa a punto da L. Von Bertanlaffy.
Successivamente, i principali esponenti della scuola di Palo Alto e del MentalResearch Institute, come Gregory Bateson, Don D. Jackson, Jay Haley, Paul Watzlawick, svilupparono la terapia sistemico-relazionale applicandola anche ai contesti umani.
Il Gruppo di Palo Alto studiando la comunicazione in famiglie con individui schizofrenici teorizzò il costrutto teorico del doppio legame per spiegare la modalità interattiva di queste famiglie.
Il doppio legame è caratterizzato dalla contraddittorietà tra il messaggio esplicito e messaggio implicito e l’impossibilità di metacomunicare su questa incongruenza o di abbandonare la comunicazione; chi riceve il messaggio si trova nella condizione di credere che ogni risposta fornita sarà sbagliata, così che c’ è sempre una penalità per il fatto di avere ragione.
Grazie al contributo di un membro della scuola di Palo Alto, Jay Haley, insieme all’ipnostista Milton Erickson, dà origine alla terapia strategica.
Haley utilizza uno stile direttivo della comunicazione e assegna ai pazienti dei compiti da svolgere a casa.
Insieme a Milton Erikson creano un modello basato sull’ipnosi, ovvero su tecniche di manipolazione delle resistenze.
Haley crede che il sintomo sia rinforzato dal comportamento messo in atto dal soggetto quando tenta di reprimerlo, ovvero dalla tentata soluzione messa in atto per fronteggiare il sintomo.
L’intervento mira, mediante l’esasperazione dei comportamenti che mantengono il sintomo, a individuare la sequenza e ad interromperla.
Un esempio di tecnica paradossale consiste nella prescrizione del comportamento sintomatico e all’ingiunzione a non cambiare nulla, sfruttando di conseguenza la resistenza del sistema al cambiamento.
La terapia sistemico-relazionale in Italia
In Europa e in Italia, la terapia sistemico-relazionale è stata diffusa durante gli anni ’70 grazie ad esponenti provenienti dalla scuola di Milano come Mara Selvini Palazzoli, Boscolo, Cecchin, e Giuliana Prata.
Gli esponenti della scuola di Milano iniziarono ad usare le prescrizioni con le famiglie al fine di modificare le regole disfunzionali della famiglia sostituendole con regole più funzionali.
Compito del terapeuta è capire le regole disfunzionali usate dalle famiglie in modo da attuare un intervento prescrittivo che vada a modificare il comportamento disfunzionale.
Venne utilizzato in modo particolare nel trattamento dei disturbi alimentari, nel campo delle tossicodipendenze, nel lavoro con gli adulti, nelle problematiche che riguardano la separazione-divorzi, nell’ambito della patologia psichiatrica e nelle problematiche scolastiche.
In particolare, gli studi condotti dall’antropologo Gregory Bateson e l’elaborazione del modello teorico dell’ “epistemologia cibernetica” hanno reso evidente il nesso tra teoria dei sistemi e terapia familiare.
Negli anni ’70 l’equipe, come già faceva Haley, prescrive il sintomo dando una connotazione positiva a tutti i comportamenti dei membri della famiglia, ad esempio come sacrificio del singolo a vantaggio degli altri.
La psicoterapia sistemico relazionale si basa sul modello del ciclo vitale della famiglia che inquadra lo sviluppo dello spazio temporale attraverso fasi evolutive prevedibili:
1)Separazione dalla famiglia d’origine e costruzione della coppia
2)Nascita dei figli
3)Crescita dei figli fino allo svincolo
4)Nido vuoto e reinvestimento nella vita di coppia
5)Invecchiamento e separazione della coppia genitoriale per la morte del coniuge.
Ogni fase necessita l’assolvimento di specifici compiti evolutivi ed è caratterizzato da una stabilità strutturale, mentre nei periodi di passaggio da una fase all’altra si verificano trasformazioni psicologiche e strutturali.
Il modello aiuta il clinico a comprendere come viene affrontato il cambiamento e la riorganizzazione da una fase all’altra.
I modelli di relazione, che aiutano la famiglia in questa delicata fase, sono tramandati da una generazione all’altra.
Perché Sistemica?
Il disagio portato in terapia dalla persona non va interpretato come il problema dell’individuo, ma come l’espressione del disagio di uno dei sistemi di appartenenza.
Le relazioni disfunzionali possono riguardare il sistema famiglia, il sistema coppia, il contesto lavorativo o quello amicale.
Perché Relazionale?
L’identità del singolo individuo viene considerata come frutto delle relazioni significative che la persona ha intrattenuto nel corso della sua vita; dunque, il problema portato dal singolo non viene trattato come caratteristica insita nell’individuo, ma come esito di esperienze relazionali.
La terapia mira ad aiutare il singolo nella ricerca di modalità relazionali alternative con i propri sistemi di appartenenza.
Cos’è la psicoterapia sistemico-relazionale?
La terapia sistemico-relazionale va intesa come terapia delle relazioni.
Fin dalla sua nascita la persona è immersa in una rete di relazioni, per questo il malessere del singolo deve essere interpretato tenendo in considerazione il proprio contesto di appartenenza e spostando la visuale da una dimensione soggettiva ad una relazionale.
La finalità è capire la funzione relazionale del sintomo e trovare nuove modalità e strategie più funzionali per relazionarsi con il proprio sistema di appartenenza.
L’intervento sarà incentrato sull’approfondimento della storia individuale, sulla comprensione del sintomo riferito, sulle dinamiche, sulla comunicazione usata abitualmente e sull’acquisizione di strategie.
Si fonda sull’osservazione delle modalità relazionali tra il paziente e la sua famiglia e punta a modificare, mediante un lavoro di co-costruzione tra terapeuta e individuo, i modelli disfunzionali caratterizzanti il contesto di riferimento del paziente e lo sviluppo di risorse utili a rinforzare il funzionamento individuale e familiare.
Quali persone può aiutare la Psicoterapia Sistemico -Relazionale?
L’approccio sistemico-relazionale diventa un contesto privilegiato per affrontare le problematiche interpersonali che riguardano l’individuo, la coppia e la famiglia.
Il terapeuta sistemico-relazionale ridefinisce il sintomo non più come problematica unicamente individuale ma come l’espressione di un disagio che coinvolge anche il proprio contesto di relazioni significative.
Lo scopo è riparare le relazioni vissute come problematiche, mediante il cambiamento delle dinamiche disfunzionali all’interno del proprio contesto di riferimento.
In quest’ottica, colui che porta il sintomo va considerato come colui che si fa portavoce del malessere vissuto dal proprio sistema.
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